L'attacco e perché potrebbe non cambiare nulla
02:47, Teheran. Missili F-35 israeliani e droni statunitensi colpiscono il compound di Khamenei. Il leader supremo muore. Novanta minuti. E poi?
Quando muore un dittatore, l'istinto è aspettarsi il crollo. È quello che è successo con Saddam nel 2003, con Gheddafi nel 2011. La Repubblica Islamica non funziona così. Khamenei non era un uomo solo al comando: era il nodo centrale di una rete che esiste indipendentemente da lui.
"I Pasdaran non sono fedeli a una persona. Sono fedeli a un sistema che li alimenta."
Il giorno dopo l'attacco, la struttura di comando militare è intatta. I missili sono ancora nei silos. Hezbollah in Libano, le milizie in Iraq, gli Houthi in Yemen ricevono ancora ordini. L'Iran non è crollato. Ha risposto.
Nelle ore successive, missili balistici vengono lanciati verso Israele e le basi americane nel Golfo. Hormuz dichiarato "zona di operazioni militari". 108 civili morti. Una scuola a Minab. Internet praticamente offline.
Con Khamenei morto, la successione non è automatica. Lo scenario più probabile non è la democrazia: è la militarizzazione del potere. I Pasdaran che si spostano da garanti del regime a regime stesso. Più opachi, meno prevedibili, meno interessati alla diplomazia.
L'operazione Epic Fury ha eliminato un simbolo. Ha destabilizzato una struttura? Probabilmente no. Ha legittimato l'Iran agli occhi del mondo non allineato? Quasi certamente sì.
→ Scenari di escalation: art. 3 · Hormuz e mercati: pag. 5